Quando scatto una fotografia lo faccio sempre cercando una narrazione sincera, mi muovo nel campo della realtà e racconto il mio punto di vista. Sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi colpisca, credo che il vero segreto di questo mestiere sia la curiosità.
Devo questa passione a mio padre che da piccola ho sempre visto con una fotocamera in mano. Erano tempi lontani, quando la fotografia aveva quel velo di magia ai sali d’argento.
Amo fotografare le persone e attraverso loro, luoghi, culture, atmosfere. Amo fotografare la mia terra, la Sardegna, ricca di tradizione e cultura popolare.
Devo la mia formazione visiva ai tanti libri letti di letteratura sarda, in cui storie cupe e atmosfere oniriche hanno creato in me, negli anni, un’estetica che si respira in ogni scatto. Sono fermamente convinta che la fotografia abbia più a che fare con la letteratura che con l’arte. Sono appassionata di fotografia di guerra e sociale, tra i miei fotografi preferiti ci sono Nachtwey, Pellegrin, Sessini.
Oggi per me insegnare la fotografia significa avere la possibilità di far capire alle persone che la fotografia è un linguaggio vero e proprio, che bisogna imparare ad osservare prima di imparare a premere un pulsante, che bisogna avere qualcosa da dire prima di pensare che la tecnica sia l’unica cosa che serve per portare a casa un buono scatto.
Avere una fotocamera in mano è un privilegio, possiamo essere testimoni del nostro tempo.